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Naga Babas

Rigpa

 

 

 

 

 

Ecco l’introduzione alla [consapevolezza], la sua indicazio­ne diretta.

Dopo che il pensiero passato si è dileguato senza lasciar tracce e il pensiero futuro non è ancora sorto, [la mente] è fresca e come nuova; in questo momento, mentre si osserva nudamente sé stessi, rimanendo naturali nel presente senza creare nulla, il sentire ordinario, qui e ora, è una chiarezza in cui non c’è nulla da vedere; è una limpidezza in cui la consapevolezza è evidente e nuda; è uno stato puro e vuoto in cui non c’è nulla di determina­bile; è una lucidità in cui la luminosità e il vuoto non sono duali.

Non è una cosa, infatti è del tutto indeterminabile; non è neppure nulla, perché è uno stato di limpida chiarezza. Non è singola, in quanto è chiara consapevolezza nella molteplicità; non è neppure determinabile come molteplice, perché è l’unico sapore dell’inseparabilità. Non è estrinseca, è proprio la consa­pevolezza di sé.

Essendo questa l’introduzione effettiva alla vera natura della realtà, qui i tre corpi [dei Buddha] sono inseparabilmente com­pleti nell’unità: il vuoto, giacché non c’è nulla di determinabile, è il corpo della realtà; la chiarezza, splendore naturale del vuoto, è il corpo della fruizione; la manifestazione che appare ovunque liberamente è il corpo di emanazione. La completezza dei tre corpi nell’unità è lo stato essenziale.

Ecco l’introduzione che è il modo definitivo di indicare questa stessa [consapevolezza].

Essa è proprio il sentire sé nell’attimo presente; è proprio questo stato inalterato e autorisplendente. Allora perché dite di non comprendere la vera natura della coscienza?

Qui non c’è nulla da meditare. Allora perché dite che pur meditando non appare?

E’ proprio questa consapevolezza immediata. Allora perché dite di non trovare la vostra coscienza?

E’ proprio questa incessante chiara consapevolezza. Allora perché dite di non vedere il volto della coscienza?

E’ proprio colui che pensa. Allora perché dite che pur cer­candola non la si trova?

Qui non c’è nulla da fare. Allora perché dite che pur facendo [la pratica] non appare?

E’ sufficiente rimanere nel proprio stato senza modificarlo. Allora perché dite di non potervi restare?

E’ sufficiente rimanere come si è, senza fare alcunché. Allora perché dite di non averne la forza?

Vuoto, chiarezza e consapevolezza sono inseparabili e spon­taneamente presenti. Allora perché dite che pur impegnandosi non ci si realizza?

Sorgendo spontaneamente, senza cause e condizioni, esiste spontaneamente. Allora perché dite che non si riesce [a realiz­zarla] pur sforzandosi?

I pensieri sorgono e si dissolvono contemporaneamente. Allora perché dite che non si è in grado di liberarsi adottando gli antidoti?

E’ proprio questo sentire dell’attimo presente. Allora per­ché dite che è inconoscibile?

La vera natura della coscienza è certamente vuota e priva di un fondamento: essa è vuota e indeterminabile come lo spazio. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.

Questo non è il vuoto della visione nichilista o agnostica, infatti il sentire spontaneo risplende certamente sin dal princi­pio: è come il cuore del sole che sorge da sé e risplende di luce propria. Si contempli la propria coscienza per capire se è vera­mente così.

Certamente la consapevolezza è sin dal principio incessante: è come la corrente principale di un fiume che scorre continua­mente. Si contempli la propria coscienza per capire se è vera­mente così.

Le fluttuazioni mentali non possono certamente essere afferrate: sono un movimento privo di concretezza come la brez­za nello spazio. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.

 

Tutti i fenomeni, quali che siano, sono certamente una pro­pria manifestazione: ciò che appare è come il riflesso di sé in uno specchio. Si contempli la propria coscienza per capire se è vera­mente così.

Certamente tutte le immagini [mentali] si dissolvono spon­taneamente: sorgono da sé e si dissolvono da sé, come le nuvole nello spazio. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.

 

Non c’è null’altro eccetto la coscienza: altrove non c’è un punto di vista da cui guardare.

Non c’è null’altro eccetto la coscienza: altrove non c’è una meditazione da praticare.

Non c’è null’altro eccetto la coscienza: altrove non c’è una condotta da applicare.

Non c’è null’altro eccetto la coscienza: altrove non c’è una regola da rispettare.

Non c’è null’altro eccetto la coscienza: altrove non c’è una meta da realizzare.

 

[...]

 

"rig pa ngo sprod gcer mthong rang grol", from: Kar ma gling pa "zab chos zhi khro dgongs pa rang grol"

 

Rigpa - Psiche Editrice (Traduzione dal Tibetano G. Baroetto, con commento di Rangdrol Nelgyor)

 English: Mahamudra and Atiyoga

 Altra Traduzione: John Myrdhin Reynolds

 

 

 

Saluto il conquistatore possessore dei due benefici, che è andato al di là, il glorioso Sempre buono.
Quando un profondo stato senza pensieri appare, se esso è come un oggetto per la mente, non è lo stato assoluto.
Così, anche se si sente un profondo stato di non pensiero, poiché si tratta di una sensazione, non è lo stato assoluto.
Cercando lo stato essenziale dell’esistenza non si può concettualizzarlo definendolo ’stato essenziale dell’esistenza’.
Anche se uno pronuncia profonde parole, quante ne vuole, come sarà mai possibile corrispondere al senso reale?
Accumulare i meriti e la saggezza, purificare le (sottili) tracce che oscurano la contemplazione, lì esiste il pugnale (che inchioda al con­cetto) del soggetto.
In uno stato senza concetti soggettivi non c’è nulla da correggere, come nello spazio.
Stare in posizione del loto con la schiena diritta ed anche tutte le cor­rezioni (della posizione) del corpo, originano dall’attaccamento con­creto al concetto di corpo.
Nello spazio senza azione, non c’è nulla da correggere . Nello stato primordiale come lo spazio, non c’è da stare in posizione del loto con la schiena diritta.
La natura (rang bzhin) dimora nello spazio, (perciò) non è che la base debba diventare lo spazio.
La dimensione (dbyings) dello stato del bodhicitta è nello spazio della natura della mente (sems nyid), (perciò) non è che la base (gzhi) debba ottenere lo stato del bodhicitta.
La natura della mente è senza origine, cercandola non si trova nulla, è come cercare il cielo.
Lo stato del bodhicitta è al di là della nascita. Non esistono, nella maniera più assoluta, la causa e l’effetto dello sta­to del bodhicitta.

 

Shang Shung Edizioni 

 Traduzione di Chogyal Namkhai Norbu e Enrico Dell’Angelo

 Altra Traduzione, in Inglese e testo tibetano (Another version in English):

http://www.zangthal.co.uk/files/The_Small_Hidden_Grain.pdf  (not direct visualisation, only download..right click and save..)

 (Questo testo fa parte dei manoscritti ritrovati a Dunhuang: http://idp.bl.uk/  ; Testo originale:  http://idp.bl.uk/database/oo_loader.a4d?pm=IOL%20Tib%20J%20594 )

 

earlyTibet :Early Dzogchen I: The Cuckoo and the Hidden Grain

 

 

 

O mente che cosa vai cercando?
L’interno e l’esterno sono una cosa sola. E’ solo un’idea che ti fa credere che ci sia un interno ed un esterno.
Quando quel vaso di terracotta, chiamato Nanak, si rompe
perche’ non e’ piu’ tenuto insieme dal concetto che io sono il corpo,
dove vanno a finire l’interno e l’esterno?
Solo IO rimango, onnipresente. Cosi e’ avvertito nel corpo il senso di Essere, come il profumo di un fiore o l’immagine in uno specchio. Quindi lascia perdere il nome Nanak e smetti di identificarti con il corpo.
 
Nanak

 

Causa ed effetto

 

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Alfred Tennyson

  “… a kind of waking trance, I have frequently had, quite up from my boyhood, when I have been all alone. This has generally come upon me by repeating my own name two or three times to myself, silently, till all at once, as it were out of the intensity of consciousness of individuality, the individuality itself seemed to dissolve and fade away into boundless being; and this not a confused state, but the clearest of the clearest, the surest of the surest, the weirdest of the weirdest, utterly beyond words, where death was almost a laughable impossibility, the loss of personality (if so it were) seeming no extinction, but the only true life …” (from a letter by Tennyson to Mr R.P. Blood, quoted in the book ‘Atmananda Krishna Menon Tattwa Samhita’)  

 

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