Il tempo e’ un concetto nella mente
Giu 27th, 2008 by Suryadatta
Satyagraha
Giu 27th, 2008 by Suryadatta
Giu 24th, 2008 by Suryadatta
Giu 24th, 2008 by Suryadatta
Ecco l’introduzione alla [consapevolezza], la sua indicazione diretta.
Dopo che il pensiero passato si è dileguato senza lasciar tracce e il pensiero futuro non è ancora sorto, [la mente] è fresca e come nuova; in questo momento, mentre si osserva nudamente sé stessi, rimanendo naturali nel presente senza creare nulla, il sentire ordinario, qui e ora, è una chiarezza in cui non c’è nulla da vedere; è una limpidezza in cui la consapevolezza è evidente e nuda; è uno stato puro e vuoto in cui non c’è nulla di determinabile; è una lucidità in cui la luminosità e il vuoto non sono duali.
Non è una cosa, infatti è del tutto indeterminabile; non è neppure nulla, perché è uno stato di limpida chiarezza. Non è singola, in quanto è chiara consapevolezza nella molteplicità; non è neppure determinabile come molteplice, perché è l’unico sapore dell’inseparabilità. Non è estrinseca, è proprio la consapevolezza di sé.
Essendo questa l’introduzione effettiva alla vera natura della realtà, qui i tre corpi [dei Buddha] sono inseparabilmente completi nell’unità: il vuoto, giacché non c’è nulla di determinabile, è il corpo della realtà; la chiarezza, splendore naturale del vuoto, è il corpo della fruizione; la manifestazione che appare ovunque liberamente è il corpo di emanazione. La completezza dei tre corpi nell’unità è lo stato essenziale.
Ecco l’introduzione che è il modo definitivo di indicare questa stessa [consapevolezza].
Essa è proprio il sentire sé nell’attimo presente; è proprio questo stato inalterato e autorisplendente. Allora perché dite di non comprendere la vera natura della coscienza?
Qui non c’è nulla da meditare. Allora perché dite che pur meditando non appare?
E’ proprio questa consapevolezza immediata. Allora perché dite di non trovare la vostra coscienza?
E’ proprio questa incessante chiara consapevolezza. Allora perché dite di non vedere il volto della coscienza?
E’ proprio colui che pensa. Allora perché dite che pur cercandola non la si trova?
Qui non c’è nulla da fare. Allora perché dite che pur facendo [la pratica] non appare?
E’ sufficiente rimanere nel proprio stato senza modificarlo. Allora perché dite di non potervi restare?
E’ sufficiente rimanere come si è, senza fare alcunché. Allora perché dite di non averne la forza?
Vuoto, chiarezza e consapevolezza sono inseparabili e spontaneamente presenti. Allora perché dite che pur impegnandosi non ci si realizza?
Sorgendo spontaneamente, senza cause e condizioni, esiste spontaneamente. Allora perché dite che non si riesce [a realizzarla] pur sforzandosi?
I pensieri sorgono e si dissolvono contemporaneamente. Allora perché dite che non si è in grado di liberarsi adottando gli antidoti?
E’ proprio questo sentire dell’attimo presente. Allora perché dite che è inconoscibile?
La vera natura della coscienza è certamente vuota e priva di un fondamento: essa è vuota e indeterminabile come lo spazio. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.
Questo non è il vuoto della visione nichilista o agnostica, infatti il sentire spontaneo risplende certamente sin dal principio: è come il cuore del sole che sorge da sé e risplende di luce propria. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.
Certamente la consapevolezza è sin dal principio incessante: è come la corrente principale di un fiume che scorre continuamente. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.
Le fluttuazioni mentali non possono certamente essere afferrate: sono un movimento privo di concretezza come la brezza nello spazio. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.
Tutti i fenomeni, quali che siano, sono certamente una propria manifestazione: ciò che appare è come il riflesso di sé in uno specchio. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.
Certamente tutte le immagini [mentali] si dissolvono spontaneamente: sorgono da sé e si dissolvono da sé, come le nuvole nello spazio. Si contempli la propria coscienza per capire se è veramente così.
Non c’è null’altro eccetto la coscienza: altrove non c’è un punto di vista da cui guardare.
Non c’è null’altro eccetto la coscienza: altrove non c’è una meditazione da praticare.
Non c’è null’altro eccetto la coscienza: altrove non c’è una condotta da applicare.
Non c’è null’altro eccetto la coscienza: altrove non c’è una regola da rispettare.
Non c’è null’altro eccetto la coscienza: altrove non c’è una meta da realizzare.
[...]
"rig pa ngo sprod gcer mthong rang grol", from: Kar ma gling pa "zab chos zhi khro dgongs pa rang grol"
Rigpa - Psiche Editrice (Traduzione dal Tibetano G. Baroetto, con commento di Rangdrol Nelgyor)
English: Mahamudra and Atiyoga
Altra Traduzione: John Myrdhin Reynolds
Giu 10th, 2008 by Suryadatta
Traduzione di Chogyal Namkhai Norbu e Enrico Dell’Angelo
Altra Traduzione, in Inglese e testo tibetano (Another version in English):
http://www.zangthal.co.uk/files/The_Small_Hidden_Grain.pdf (not direct visualisation, only download..right click and save..)
(Questo testo fa parte dei manoscritti ritrovati a Dunhuang: http://idp.bl.uk/ ; Testo originale: http://idp.bl.uk/database/oo_loader.a4d?pm=IOL%20Tib%20J%20594 )
earlyTibet :Early Dzogchen I: The Cuckoo and the Hidden Grain
Giu 7th, 2008 by Suryadatta

Giu 7th, 2008 by Suryadatta
Giu 7th, 2008 by Suryadatta
“… a kind of waking trance, I have frequently had, quite up from my boyhood, when I have been all alone. This has generally come upon me by repeating my own name two or three times to myself, silently, till all at once, as it were out of the intensity of consciousness of individuality, the individuality itself seemed to dissolve and fade away into boundless being; and this not a confused state, but the clearest of the clearest, the surest of the surest, the weirdest of the weirdest, utterly beyond words, where death was almost a laughable impossibility, the loss of personality (if so it were) seeming no extinction, but the only true life …” (from a letter by Tennyson to Mr R.P. Blood, quoted in the book ‘Atmananda Krishna Menon Tattwa Samhita’)
